La direttiva del 26 giugno 2019,
numero 2, che mira a rafforzare il ruolo dei Comitati Unici di Garanzia, afferma
che le amministrazioni pubbliche devono promuovere analisi di bilancio che
mettano in evidenza quanta parte e quali voci del bilancio di una
amministrazione siano indirizzate alle donne, quanta parte agli uomini e quanta
parte a entrambi.
Auspica inoltre che la predisposizione dei bilanci di
genere diventi una pratica consolidata.
Il bilancio di genere è
infatti uno strumento per la valutazione del diverso impatto delle politiche di
bilancio sulle donne e sugli uomini, in termini di denaro, servizi, tempo e
lavoro non retribuito, tramite una maggiore trasparenza della destinazione
delle risorse e attraverso un'analisi degli effetti delle suddette politiche in
base al genere.
In particolare, il bilancio di genere prevede, da un lato, la
riclassificazione contabile delle spese del bilancio dello Stato e, dall'altro,
l'individuazione di indicatori per monitorare le azioni intraprese per incidere
sulle disuguaglianze di genere e la loro associazione alle strutture del
bilancio contabile.
I criteri per la riclassificazione delle spese sono
indicati nella circolare del 29 marzo 2019, numero 9, emanata dal MEF.
La
costruzione del bilancio di genere comporta una “riclassificazione” delle spese
del bilancio alla luce del loro diverso impatto su uomini e donne, considerando
come unità di analisi il singolo piano gestionale di ciascun stato di
previsione.
L'individuazione della categoria da adottare deve avvenire sulla
base dell'autorizzazione di spesa, della denominazione del capitolo/piano
gestionale e dei dati sulle attività svolte.
Dal punto di vista pratico, si
tratta di classificare ciascuna voce di spesa fra tre categorie, esaustive e
mutualmente esclusive.
Si distingue infatti tra spese “neutrali”, cioè non
connesse al genere, spese “sensibili”, ossia le misure che hanno un diverso
impatto su uomini e donne, e spese “dirette a ridurre le diseguaglianze di
genere”, ovvero le misure direttamente riconducili o mirate a ridurre le
diseguaglianze di genere o a favorire le pari opportunità.
• La questione di genere • Discriminazione diretta e indiretta • Fonti normative e ruolo del CUG nella redazione del bilancio di genere • Strumenti per l'analisi del contesto • L'analisi della domanda e dell'offerta dei servizi • La riclassificazione delle spese in ottica di genere • I criteri e la metodologia indicata dall'articolo 38-septies della legge 196/2009 • Comunicazione e diffusione del bilancio di genere • Esempi di bilancio di genere
- Referenti Amministrativi di tutti gli Enti Locali, membri dei comitati Unici di Garanzia
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