La Legge 2 luglio 2026, n. 119 introduce una revisione strutturale dei sistemi di valutazione della performance e dei meccanismi di progressione dirigenziale, con effetti diretti e indiretti sui concorsi pubblici, sulle modalità di selezione e sui requisiti richiesti ai candidati.
La riforma incide sul D.Lgs. 150/2009 e sul D.Lgs. 165/2001, ridefinendo il rapporto tra performance, formazione e accesso alla dirigenza.
Impatti sui concorsi pubblici: quadro generale
La legge non modifica solo la valutazione dei dirigenti in servizio, ma interviene anche sul sistema di reclutamento, con tre effetti principali:
Maggiore selettività dei concorsi, soprattutto per la dirigenza.
Valorizzazione delle competenze manageriali e trasversali.
Integrazione tra prove concorsuali e percorsi formativi obbligatori.
Questi elementi rendono i concorsi più orientati alla qualità, alla misurazione delle competenze e alla capacità di gestione dei processi organizzativi.
Concorsi per la dirigenza: criteri più stringenti
Requisiti di accesso più articolati
La Legge 119/2026 introduce requisiti più selettivi per i concorsi dirigenziali, con:
maggiore peso alle esperienze professionali pregresse;
valutazione delle competenze manageriali;
obbligo di formazione specifica certificata per l’accesso o la conferma dell’incarico.
Prove concorsuali orientate alla performance
Le prove dei concorsi dirigenziali dovranno essere coerenti con il nuovo sistema di performance, includendo:
capacità di gestione delle risorse umane;
presidio dei processi organizzativi;
competenze di pianificazione e controllo;
conoscenza del ciclo della performance e degli strumenti di monitoraggio.
Incidenza della formazione post‑concorso
La formazione non è più solo un requisito accessorio: diventa parte integrante del percorso di accesso alla dirigenza, con obblighi formativi successivi alla selezione e valutati nel ciclo della performance.
Concorsi per il personale non dirigenziale: cosa cambia
Anche per i concorsi rivolti al personale non dirigenziale si registrano effetti indiretti:
maggiore attenzione alle competenze trasversali (problem solving, gestione dei processi, capacità organizzativa);
prove più orientate alla misurazione della performance individuale;
integrazione tra valutazione delle competenze e obiettivi di struttura.
Le amministrazioni dovranno adeguare i bandi, rendendo più chiari i criteri di valutazione e i requisiti professionali richiesti.
Valutazione della performance e concorsi: un sistema integrato
La riforma crea un collegamento diretto tra reclutamento, valutazione e carriera:
i concorsi selezionano competenze coerenti con il nuovo modello di performance;
la performance incide sulla progressione professionale;
la formazione continua diventa un elemento valutativo e un requisito di crescita.
Questo approccio riduce la distanza tra ingresso nella PA e sviluppo di carriera, creando un sistema più coerente e meritocratico.
Impatti operativi per le amministrazioni che bandiscono concorsi
Le amministrazioni dovranno:
aggiornare i modelli di bando;
integrare prove orientate alla performance;
definire criteri di valutazione più oggettivi;
prevedere percorsi formativi obbligatori post‑selezione;
coordinare concorsi e piani dei fabbisogni formativi.
La riforma richiede un riallineamento dei processi di reclutamento con le nuove logiche di performance e responsabilità manageriale.
Conclusioni: una riforma che cambia il modo di selezionare nella PA
La Legge 119/2026 non modifica solo la valutazione dei dirigenti, ma ridefinisce il modo in cui la PA seleziona, forma e valuta il personale. I concorsi diventano più selettivi, più tecnici e più coerenti con le esigenze organizzative delle amministrazioni.
La riforma punta a costruire una PA con:
dirigenti più competenti e responsabili;
personale selezionato sulla base di competenze misurabili;
sistemi di valutazione integrati con la formazione e la crescita professionale.
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